Narrativa contemporanea · Recensioni 2017

La cena

Ciao a tutti, anche oggi nuova recensione !!!
Sto facendo tantissime recensioni in queste settimane, e sto anche leggendo tantissimo, ma non temete… Arriverà un book haul mega gigante molto presto (per chi mi segue su instagram sa che sto comprando in modo compulsivo ahah).

Oggi vi parlo di un libro che in pochi conoscono ma che veramente vale la pena la pena leggere: “La cena” di Koch, ed è talmente particolare come narrazione che non so ancora se inserirlo sotto la voce “gialli e thriller” o sotto “narrativa”… staremo a vedere se giungerà l’illuminazione.

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TITOLO: La cena
AUTORE: Herman Koch
EDITORE: Beat 
PAGINE: 255
PREZZO: 12,50€

TRAMA: Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l’argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli. Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti.
Una storia dura, emozionante, provocatoria. Un dramma contemporaneo che racconta l’intimità di una famiglia e lo sconvolgente attrito tra le necessità del cuore e quelle della morale, la scelta a volte impossibile tra l’amore verso un figlio e il rispetto per la vita degli altri.

 

 

Leggendo la trama mi ero fatta già una mezza idea del carico emotivo che conteneva questo libro, ed è stato proprio questo il motivo per cui l’ho acquistato, perciò le aspettative erano piuttosto alte. Posso dire con assoluta certezza che non mi ha per nulla deluso, anzi, mi aspettavo anche una sorta di difficoltà nell’apprezzare a pieno il significato intrinseco della storia, invece è risultato tutto molto chiaro e incisivo, questo perchè lo stesso stile di scrittura è abbastanza semplice.

Ma passiamo alla storia: due coppie, quattro genitori, due padri e due madri, a cena insieme. Sembrerebbe una cena come tante, come quelle che tutti noi facciamo una volta a settimana con amici, parenti, famiglia, colleghi, e invece questo incontro ha tutto un altro scopo.
La storia è narrata dal punto di vista di uno dei due padri, Paul Lohman, che non si limita esclusivamente a raccontare i fatti, ma interagisce con il lettore dandogli del tu, creando in questo modo una sorta di “conversazione reale” dandoci così l’impressione di star realmente colloquiando con lui; è una scelta, quella dell’autore (o comunque del personaggio) di rivolgersi al lettore direttamente con frasi del tipo “non ti dirò perché è successo questo…”, che non mi fa impazzire in generale, eppure in questo libro e all’interno di questa specifica storia è stata la scelta più congeniale a parer mio. Infatti questo particolare, questa scelta narrativa, mi ha permesso di entrare meglio nella situazione, di immaginarmi seduta li con i quattro personaggi a cena, di entrare nella mente dei personaggi e soprattuto nella mente di Paul che ci sta raccontato la storia.

Come accennavo prima, due coppie si incontrano a cena, e subito capiamo che si tratta di due fratelli, Paul e Serge, e delle loro rispettive mogli, Claire e Babette. Questi sono i protagonisti del nostro libro, anche se scopriremo ben presto che i veri protagonisti della storia sono piuttosto i loro rispettivi figli, Michael e Rick.
La narrazione non inizia direttamente dalla cena, ma Paul, il nostro narratore, ci fornisce piccoli dettagli, piccoli indizi, per farci capire che la cena a cui parteciperà quella stessa sera non sarà una cena come le altre.
Infatti, le due coppie di genitori, per puro caso guardando la televisione, hanno scoperto che i loro figli hanno ucciso una persona. E tenete bene a mente il fatto che io chiami questo essere umano “persona” perché sarà uno dei punti principali della narrazione. Michael e Rick, di ritorno da una festa e leggermente brilli, hanno percosso e ucciso una senzatetto che si trovava a dormire all’interno della cabina di un Bancomat; ovviamente i due ragazzi hanno pensato bene che la puzza che emanava la donna era troppa, che quello non era il posto dove una persona può dormire e che quindi doveva essere prima allontanata e poi eliminata, descrivendo tutta la scena quasi come un gioco, un qualcosa di divertente da provare una volta nella vita.
Come se la cosa non fosse abbastanza sconvolgente, una telecamera che si trovava affianco alla cabina del Bancomat ha ripreso tutta la scena, ma i volti dei due ragazzi non sono ancora stati resi noti pubblicamente in quanto l’immagina risulta al buio e abbastanza sfocata; comunque, la scena è ripresa dal primo all’ultimo momento, e trasmessa su tutti i telegiornali e le trasmissioni televisive. Ed è proprio in questo modo che i quattro genitori vengono a conoscenza del fatto, appunto guardando la televisione tranquillamente. Sconvolgente vero?

Ma torniamo alla narrazione. Paul, prima di recarsi al ristorante scelto dal fratello, fratello con cui non ha un bellissimo rapporto, si reca di nascosto in camera del figlio e riesce a vedere sul suo cellulare un video abbastanza inquietante. Infatti il padre scopre che il figlio e il nipote non si erano fermati alla senzatetto della cabina del Bancomat, fatto di cui lui era già a conoscenza, ma avevano allegramente filmato anche un’altra aggressione ad un altro senzatetto alla stazione della loro città; nel video, i ragazzi gli urlavano addosso, lo picchiavano, lo offendevano, insomma una serie di percosse e di insulti abbastanza spinti. Al che io avevo la pelle d’oca, e questa sensazione di ribrezzo mi ha permesso di andar avanti con la narrazione a velocità sorprendente, perché volevo a tutti costi capire e sapere il motivo che spinge due giovani ragazzi al razzismo e alla violenza. Infatti questo è proprio il tema principale di questo romanzo, motivo per il quale sono anche in difficoltà nel “categorizzarlo” come giallo, poiché tutta la storia non è finalizzata a trovare il killer, ma piuttosto si ricercano le motivazioni o (passatemi il termine) le giustificazioni del crimine commesso dai due ragazzi.
Oltre a questo tema, si affronterà anche quello del rapporto genitore-figlio, e ancora di più l’autore ci metterà davanti ad una scelta piuttosto difficile: due ragazzi così giovani andrebbero puniti o perdonati? Su questa cosa ci torneremo dopo, riprendiamo con la narrazione.

Una volta giunti al ristorante, la cosa più angosciante e anche quella più interessante a parer mio è il fatto che le due coppie di genitori passano le prime ore a chiacchierare del più e del meno, scambiandosi occhiate di consapevolezza rispetto a ciò che realmente stavano per affrontare. Proprio il fatto di passare ore a chiacchierare allegramente come se si trattasse di una qualsiasi cena in famiglia contribuisce ad angosciare il lettore, a confonderlo; nessuno dei quattro riesce ad tirar fuori l’argomento, forse nessuno di loro sa come tirarlo fuori piuttosto, e l’autore ha saputo esprimere perfettamente questa paura dei genitori nei confronti del futuro dei propri figli. L’amore per un figlio e la preoccupazione diventano una cosa sola, si fondono, fino a rendere tutta la situazione quasi paradossale.
Ma il punto centrale dell’intero romanzo è la divergenza di opinioni tra le due famiglie, perché entrambe vogliono affrontare il problema in due modi completamente opposti ma lo scopo della cena è proprio quella di doversi mettere d’accordo, dato che i due ragazzi hanno commesso l’omicidio insieme. Una delle due famiglie desidera proteggere il figlio, andar avanti come se niente fosse, considerando tutto l’accaduto una bravata da dimenticare, l’altra invece è convinta che il figlio debba pagare per l’errore commesso per non portarsi questo fardello per tutta la vita.
In questo modo, analizzando i pensieri e i comportamenti di due famiglie, l’autore ci pone davanti due scelte, e ci interroga: cosa dovrebbe fare un genitore che ama il proprio figlio? Sareste capaci di perdonare e vivere in casa con un quindicenne che ha commesso un omicidio? Koch è molto bravo a confonderci le idee, facendoci prima analizzare il meglio e poi il peggio di entrambe le scelte, mettendoci in crisi persino su ciò che credevamo giusto ancor prima di leggere questo romanzo.

Fatto ancora più interessante è l’importanza che si da all’omicidio: dato che si tratta di una senzatetto, uno scarto della società, uno dei genitori ( non vi dirò chi ) non lo considererà un vero e proprio omicidio, tanto da comprendere il figlio, tanto da giustificare l’atto stesso. Una barbona non è considerata una persona, quindi in realtà l’omicidio di un così poco importante essere umano dovrebbe passare anche inosservato agli occhi della società. Detto in questi termini, quasi sconvolgenti, sembrerebbe che la soluzione più giusta da prendere sia quella di costituirsi e pagare per l’errore commesso, ma fidatevi se vi dico che alla fine della storia rimarrete confusi senza sapere che scelta prendere, da che parte schierarsi.
Si analizzerà anche un’altra questione in parallelo, quella del bene e dell’amore che si prova per un figlio; ci domanderemo se vedere il proprio bambino passare anni in carcere sia giusto o meno, se la colpa del comportamento di un figlio sia dei genitori che lo hanno educato in un certo modo.
Tutta la narrazione alla fin fine si basa su questo punto chiave: considerare o meno una barbona una persona, e la conseguente giusta pena per chi commette un omicidio del genere.

Il punto forte di questo romanzo è a parer mio la tensione che cresce pagina per pagina; la narrazione può sembrarvi lenta all’inizio, la scrittura può sembrarvi a tratti banale, ma superate le prime cinquanta pagine, ed entrando nella storia, il lettore si sente quasi costretto a rimanere attaccato alle pagine per capire l’evolversi della situazione. L’autore è abile nell’aggiungere pian piano i pezzi del puzzle, di non fornirci tutte le informazioni all’inizio, di giocare anche un po’ con la nostra mente facendoci cambiare opinione riguardo l’idea di giustizia da applicare in questi casi.
Motivo per il quale sono indecisa se intenderlo come thriller è proprio questa suspance che cresce nel lettore, ma non intendo solo quella data dal voler sapere come fa a finire la storia, che per inciso avrà un finale abbastanza inaspettato, ma soprattuto parlo di una sensazione di inquietudine che cresce in qualunque persona quando si parla di qualcosa che potrebbe accadere anche nella nostra vita.
Non so come rendere al meglio quest’idea, ci provo: l’autore ha scelto come delitto cardine della storia un semplice omicidio, per di più di una senzatetto, per renderlo quasi un crimine “borderline”, un crimine sicuramente non banale ma neanche tanto grave, proprio per alimentare in noi ( come nei genitori dei ragazzi ) un dubbio. Non fraintendetemi, non sto assolutamente giustificando il crimine o considerandolo di poca importanza, sto solo dicendo che dalla parte di un genitore questo è un delitto che potrebbe destare qualche dubbio, ed è proprio questo il motivo per cui l’autore ha scelto di portare l’omicidio di una barbona e non l’omicidio di un compagno di scuola dei ragazzi per esempio, cosa che non avrebbe destato nessuno dubbio riguardo la pena da applicare. E ripeto, non sto considerando l’omicidio di una senzatetto meno o più importante dell’omicidio di un qualsiasi compagno di scuola dei due ragazzi, sto solo analizzando la cosa dal punto di vista di un genitore e ancora di più dal punto di vista ella società. Destare dubbio sull’idea di giustizia, sempre considerando tutta la situazione da un punto di vista di un genitore che ama il proprio figlio e non dal punto di vista di un estraneo a cui non tocca minimamente l’argomento, è il cuore di questo romanzo.

“Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”

E’ un libro che mi è piaciuto molto, che mi ha fatto riflettere su varie cose, che mi ha permesso di analizzare un crimine da più punti di vista, e che soprattutto mi ha permesso di analizzare le considerazioni della società su determinati soggetti, appunto considerati neanche esseri umani; per di più la scrittura che Koch usa è molto semplice, molto scorrevole, pensavo risultasse un libro pesante soprattuto per l’argomento delicato, invece ho letto tutto il romanzo in due o tre giorni.
Ultima cosa che voglio analizzare è il fatto che la bravura di questo scrittore si nota da un particolare: non è facile ambientare l’intero romanzo, più di 300 pagine, in un ristorante, con colpi di scena pari a zero e con pochissimi personaggi, senza tuttavia annoiare mai il lettore, anzi aumentando la tensione pagina per pagina; Koch ha compiuto un’impresa magistrale a parer mio, e ha anche saputo gestire tutta la narrazione al meglio.
Lo consiglio a tutti, ancor di più a chi è genitore perché sicuramente può apprezzarlo e commentarlo meglio.

VOTO: 8/10

Link diretto all’acquisto “La cena” (amazon)

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