Narrativa contemporanea · Recensioni 2017

Il collare rosso

Salve cari lettori, torno con una nuova recensione!!! Finalmente!

Oggi vi andrò a recensire un libro poco conosciuto, che ho comprato a Libraccio mesi e mesi fa, attirata principalmente dalla copertina che raffigura un cane.
Io a dir la verità non sono solita leggere libri che parlano di cani, dopo aver letto “Io e Marley” sono rimasta segnata, per di più ho un cane a casa al quale voglio un bene infinito, perciò ero un po’ preoccupata riguardo la lettura di questo libro; alla fine, fortunatamente, si è rivelata una lettura molto piacevole.

Il libro in questione è “Il collare rosso” di Rufin, che ho scoperto essere il fondatore di Medici senza frontiere.

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TITOLO: Il collare rosso
AUTORE: Jean-Christophe Rufin
EDITORE: E/O edizioni
PAGINE: 154
PREZZO: 16,00€

 

TRAMA: In una cittadina francese nella torrida estate del 1919 un eroe di guerra viene incarcerato in una caserma. Fuori, nella piazza deserta, il suo vecchio cane abbaia notte e giorno. Non lontano da lì, in campagna, una giovane donna attende e spera. Il giudice incaricato dell’affare è un aristocratico i cui valori sono stati messi in crisi dalla guerra. Tre personaggi e un cane che è la chiave del dramma…

 

 

 

 

 

 

 

Premessa doverosa, dato che questa è la prima recensione del 2018: dopo avervi chiesto un parere su Instagram tramite sondaggio, molti di voi hanno votato per recensioni più brevi, quindi proverò ad essere più sintetica possibile.

Il protagonista di questo breve romanzo è un condannato, Morlac, che si trova in una prigione di un piccolo paese francese; il giudice che si occupa del suo caso passa diversi giorni ad interrogarlo per capire le motivazioni che hanno spinto quest’uomo, che è considerato un eroe di guerra, a commettere un crimine di cui non sapremo nulla fino alla fine del libro.
Ma forse il vero protagonista dell’intera narrazione è un cane, che rimane appostato fuori la prigione e non fa altro che guaire e abbaiare per giorni interi, placandosi solo durante i molteplici interrogatori del giudice; subito veniamo a conoscenza del fatto che questo cane è stato un fedele compagno di Morlac durante la guerra.
Il giudice si dimostra curioso riguardo la storia di Morlac ed il suo cane, e gran parte dei loro discorsi ruotano attorno alla figura di questo animale, che è anche un tassello importante per capire di cosa è accusato quest’uomo.

E’ una storia semplicissima, scritta in modo chiaro, lineare; la vera forza di questo libro sta, a parer mio, nella scelta dell’autore di non dichiarare il motivo della condanna fino alle ultime pagine. Questo spinge il lettore a continuare nella lettura del romanzo anche solo per scoprire quale “aberrante” crimine ha commesso il condannato; sicuramente, il fatto di trascinare questa cosa per più di cento pagine ha contribuito alla velocità di lettura, ma la cosa che più mi è piaciuta di questo libro è la qualità dei dialoghi tra i due protagonisti.
Morlac racconta, durante i vari interrogatori (che saranno più chiacchierate che interrogatori), della sua esperienza in guerra; lui, nato come semplice contadino, è stato prelevato dalla sua famiglia e trasformato in militare, obbligato a combattere una guerra di cui non sapeva nulla. Da questi discorsi trapelerà il suo carattere piuttosto singolare, tanto da rendere difficoltosa la decisione di condannarlo o meno da parte del giudice.

“Quel prigioniero però era diverso. Apparteneva a entrambe le sponde: era un eroe, aveva difeso la Patria, e contemporaneamente ci sputava sopra”

Infatti il condannato è contro la sua stessa liberazione, cosa che al giudice pare piuttosto strana. Nonostante vengano fornite a Morlac numerose possibilità per ottenere la libertà, questi le rifiuta tutte sostenendo che è giusto che lui paghi per l’errore commesso. Quindi il giudice, che si dimostra un uomo estremamente giusto e di buon cuore, decide di scoprire lui stesso cosa si cela dietro l’atteggiamento così scontroso e così bizzarro del prigioniero.
Quel che è più importante sottolineare è, però, il modo in cui Morlac e il giudice parlano della guerra. La guerra che cambia le persone, che distrugge tutto; il condannato, da semplice contadino ignorante in fatto di politica, diventa un rivoluzionario, un patriottico. Questo suo atteggiamento, a tratti esaltato e arrogante, confonde ancor più il giudice, semplicemente perché non riesce a collegarlo a ciò per cui è accusato. Il cane sarà la chiave di tutta la vicenda, complice (inconsapevole ovviamente) di questo crimine tanto discusso in tutta la narrazione.

A dirla tutta, il finale mi ha un po’ deluso; aspettavo con ansia di sapere ciò che aveva fatto Morlac per meritare la condanna e alla fine sono rimasta amareggiata nello scoprire che si trattava di una cosa abbastanza banale. Non ho preso tanto a simpatia il personaggio di Morlac, quindi forse questa cosa mi ha fatto apprezzare un po’ meno questo libro; nonostante l’affetto e l’amore che il cane gli dimostra, il prigioniero dichiara apertamente di non volergli bene, e questo mi ha un po’ rattristato. Il cane si presenta al lettore come un animale dolce, affettuoso, affamato e con numerose ferite di guerra, e passa le sue giornate a ululare per il padrone che non ha vicino: una tenerezza infinita.
Oltre questi difetti però posso dirvi che lo stile di scrittura è molto chiaro, semplice, apprezzabile da tutti; è un libro che vi mangerete in pochi giorni proprio per la curiosità di sapere come la storia va a finire, e ho trovato interessante il modo di descrivere la guerra, analizzando la versione di un semplice ragazzo obbligato a combattere.

Nel complesso è stata una lettura piacevole, la consiglio veramente a tutti perché è una storia molto semplice che sono sicura apprezzerete in tanti.

VOTO: 7,5/10

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